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Top 5 Benefici del CBD (Cannabidiolo)

Sebbene la Cannabis fosse stata dichiarata illegale, le ricerche su essa proseguirono, scoprendo che, tra le decine di cannabinoidi cui è composta, uno in particolare, il Cannabidiolo, risultava curativo su pazienti affetti da schizofrenia. Gli studi successivi hanno dimostrato esiti positivi su altre patologie gravi, con il vantaggio di essere totalmente atossico rispetto ai farmaci di uso convenzionale, nonchè un livello di effetti collaterali quasi irrilevante.

Oggi la Scienza e l’opinione pubblica mondiale acclamano a gran voce le proprietà benefiche di questo prodotto della Natura e l’uso di olio di Cannabidiolo, o CBD, si sta espandendo su larga scala.

Abbiamo di seguito stilato una lista di patologie per le quali l’olio di CBD risulta un toccasana.

Dolore cronico

Il dolore cronico condiziona la vita di chi ne soffre in maniera talvolta invalidante ed è spesso sintomo di problematiche gravi. Ricorrere ad antidolorifici convenzionali è la normalità ma spesso gli effetti collaterali sono piuttosto severi.

Studi clinici hanno dimostrato l’efficacia dell’olio di CBD, così come degli altri cannabinoidi, come antinfiammatorio e antidolorifico, su pazienti affetti da dolore cronico dovuto, ad esempio, a trapianto di rene, colite ulcerosa, fibromialgia.

Un’equipe di scienziati ha condotto uno studio presso il Laniado Hospital, in Israele: una dose di 26g mensili di CBD è stato somministrato ad un campione di 26 pazienti affetti da fibromialgia. Le conclusioni tratte hanno rivelato che il trattamento con cannabis medica ha prodotto significativi effetti favorevoli, con un considerevole miglioramento delle condizioni del paziente.

Il CBD si è dimostrato un valido trattamento anche nei confronti del dolore acuto derivato dall’HIV, in quanto le risposte ai trattamenti sono state le medesime che a seguito di somministrazione di Gabapentin, farmaco utilizzato convenzionalmente nella cura delle neuropatie.

Le più recenti ricerche hanno dimostrato che i cannabinoidi hanno un ruolo rilevante nel trattamento delle malattie infiammatorie croniche e acute, tanto che nel 2000 il loro impiego è stato efficace in pazienti affetti da artrite reumatoide.

Cancro

Uno degli aspetti più positivi dello studio sul Cannabidiolo è quello che riguarda le sue eventuali applicazioni nella cura ai tumori.

L’uso della cannabis come trattamento parallelo alle cure oncologiche è ormai consueto: si diffonde sempre più, tra i medici di tutto il mondo, l’importanza di affiancare alle cure tradizionali, quali chemioterapia e radio, il consumo di cannabinoidi, grazie alla loro comprovata capacità di ridurre la nausea e gli stati dolorosi, stimolare l’appetito, regolare il sonno.

Ma c’è di più: studi di laboratorio, in vitro e su cavie, hanno rilevato che i cannabinoidi, in quanto antiproliferativi, hanno la capacità di arrestare la proliferazione delle cellule tumorali e di indurle alla morte su diversi tipi di cancro tra i quali ai polmoni, al cervello e sui gliomi.

Il Journal of Pharmacology and Experimental, nel 2006, ha pubblicato uno studio che riguardava una scoperta secondo la quale il Cannabidiolo sia in grado di inibire la formazione di varie tipologie di cellule tumorali al seno e, nel 2011, è stato scoperto il meccanismo mediante il quale le cellule tumorali vengono indotte alla morte.

La sensazionalità di queste scoperte non riguarda soltanto il dare una grande speranza per la guarigione da questo terribile male, ma, non causando effetti negativi sulle cellule sane, rende le condizioni di vita del malato nettamente migliori. I riscontri positivi si sono ottenuti anche con trattamenti di CBD su cancro al polmone, al colon e sul cancro alla cervice uterina, così come sono stati ottenuti buoni riscontri nel trattamento della leucemia.

Disturbi della psiche

Tra le più diffuse forme di psicosi al mondo, possiamo citare la schizofrenia e il bipolarismo. Entrambi questi disturbi vengono trattati a livello medico con neurolettici e psicofarmaci. Recenti ricerche hanno portato alla luce gli effetti antipsicotici che deriverebbero dal consumo dei derivati della Canapa. Disturbi ossessivi compulsivi, ansia, depressione, stress post-traumatico: nel 2012, è stato dimostrato che il Cannabidiolo può essere usato come antipsicotico e nella cura di varie ansie sociali, avendo come vantaggio il non avere effetti collaterali nè dosi considerate letali e per questo la somministrazione di CBD può anche protrarsi per lunghi periodi.

Agisce come rilassante su tensioni muscolari e aiuta a risolvere i problemi di insonnia, non interferendo sul il naturale ciclo sonno-veglia, il CBD riesce a contrastare il distacco dalla realtà, ripristinando le normali funzionalità del cervello e regolando le attività cognitive.

Epilessia

L’applicazione del Cannabidiolo in ambito scientifico, al momento, è ancora sperimentale. Non è stata riconosciuta la sua validità, ma non ne è nemmeno stata negata. Per questo motivo, in via sperimentale, ci rivolgiamo al CBD quando la farmacologia tradizionale non sembra funzionare, come per alcune forme di epilessia infantile farmacoresistente.

Nel 2013, la storia di Charlotte Figi ha scosso l’opinione pubblica statunitense e rivoluzionato il modo di considerare la Cannabis: all’età di 5 anni, le fu diagnosticata la sindrome di Dravet, forma di epilessia resistente ai farmaci, la cui sintomatologia prevede numerosi e consistenti episodi epilettici durante la giornata. Con l’assistenza dei medici, le fu somministrata una variante di Cannabidiolo con dosi di THC ancora più basse del solito, chiamata Charlotte’s Web, grazie alla quale, fin dalla prima dose, gli episodi epilettici si ridussero drasticamente. 

Da allora la cannabis terapeutica ha avuto una considerazione sempre maggiore tanto da essere, nel corso del tempo, dichiarata legale in tutti i 50 Stati.

Malattie Neurodegenerative

Non va certamente sottovalutata la capacità antiossidante del Cannabidiolo: è stato dimostrato che l’olio di CBD protegge le cellule cerebrali dalle proteine tossiche, rendendolo cura a malattie quali il Morbo di Parkinson e di Alzheimer. Pertanto, l’integrazione di Cbd, grazie alle sue proprietà antiossidanti, è in grado di attenuare gli spasmi muscolari e i dolori cronici che la sclerosi multipla comporta.  Mentre al suo effetto antinfiammatorio possiamo associare il sollievo dal dolore alle articolazioni e dal gonfiore nell’artrite reumatoide, per la quale il CBD è in grado di arrestare la progressione della malattia.

Si può quindi concludere che, sebbene gli studi non abbiano ancora dati sufficienti per includere la cannabis come trattamento medico riconosciuto, in quanto sperimentazioni con differenti dosaggi sono necessari per arrivare ad una conclusione definitiva, di certo i benefici che si possono trarre dal suo consumo sono innumerevoli.

E’ sempre bene ricordare che, nel caso di patologie, il medico è una figura indispensabile nell’assistere verso la decisione circa l’utilizzo e soprattutto circa i dosaggi corretti.

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