Blog

Il CBD per migliorare la memoria negli anziani

I problemi di memoria e di mobilità negli anziani possono essere causati da un grande numero di patologie, molte delle quali dipendono da infiammazioni e/o ossidazioni dei circuiti neuronali. Eppure, un rimedio naturale sembra sortire effetti che la farmacologia non aveva ancora raggiunto.

Vediamo bene di cosa si tratta.

Cos’è il CBD?

Il CBD è un composto derivato dalla Cannabis Sativa, che possiede un grande potenziale benefico per la salute, senza creare effetti stupefacenti. Infatti, non va confuso con la Marijuana o con il THC, composto noto per creare sballo nei consumatori. La forma in commercio più diffusa è l’olio, imbottigliato o contenuto in capsule gel.

Benefici del CBD sulla Demenza senile

Le condizioni relative alla demenza senile sono legate a patologie, quali morbo di Alzheimer e Parkinson, demenza vascolare, corpi di Lewy, demenza frontotemporale e malattia di Huntington. Ricerche senza sosta, ogni giorno dimostrano che il CBD è in grado di contrastare l’insorgenza di queste patologie e di migliorare i sintomi.

Secondo i ricercatori del California Salk Institute, nel 2017 è stato scoperto che i cannabinoidi come il CBD aiutano a rimuovere la demenza dalle cellule cerebrali e a migliorare le interconnessioni. Sebbene la FDA debba ancora approvare il CBD come farmaco per il trattamento della demenza, quello contro l’epilessia è già in commercio e la sua validità è, non solo indiscussa, ma migliore di qualsiasi farmaco tradizionale.

Ci sono tre modi in cui il CBD funziona per migliorare le condizioni di demenza: 

  • Riducendo l’infiammazione
  • Contrastando l’ossidazione
  • Agendo come neuroprotettore e stimolante

Sotto il punto di vista del consumatore, il CBD riduce lo stress e l’ansia dell’individuo affetto da demenza così come riduce il progressivo peggioramento della memoria e altre funzioni cerebrali.

Sono sorte molto controversie circa il CBD e i suoi effetti benefici. La FDA ha, infatti, messo in guardia circa il rischio dei danni al fegato che il CBD può causare (come evidenziato da alcuni esperimenti su animali in laboratorio) oltre a poter interferire sul metabolismo di altri farmaci. Inoltre, non si conoscono ancora gli effetti a lungo termine.

Morbo di Alzheimer

L’argomento CBD e i suoi effetti sono ancora oggetto di studio riguardo i possibili benefici sul morbo di Alzheimer. Studi recenti hanno mostrato che il CBD riduce o addirittura rimuove gli stati infiammatori, il processo ossidativo e il deterioramento cellulare, cause, appunto, dell’insorgenza di questa malattia. Lo stato infiammatorio si verifica quando le cellule immunitarie del cervello non riescono a ripulire eventuali ostruzioni, causando nell’individuo disorientamento. L’infiammazione è quindi la causa principale dei sintomi dell’Alzheimer e questi possono essere contrastati con l’uso dell’olio di CBD.

L’ossigeno è rilasciato dall’organismo come componente reagente che causa stress cellulare. Quando si verifica un’infiammazione a livello cerebrale, viene rilasciato ossigeno: più grave è l’infiammazione, più negativo sarà l’impatto. Funzioni fondamentali come la memoria vengono inibite quanto più ossigeno viene rilasciato nelle cellule neuronali, causando appunto la perdita progressiva della memoria. 

Il CBD è un antiossidante e aiuta a ridurre e migliorare i problemi associati allo stress ossidativo delle funzioni cerebrali.

I neuroni dei pazienti con Alzheimer mostrano spesso un rapido declino. Il CBD aiuta a stimolare la rigenerazione del tessuto cerebrale.

Demenza vascolare

Con demenza vascolare si intende in maniera generica difficoltà nel ragionamento, nella pianificazione, nel giudizio, nella memoria e altri processi di pensiero causati da un cattivo flusso ematico nel cervello.

Per trattare in maniera efficace la demenza vascolare, nel 2016 lo US National Institute of Health ha scoperto che, attivando il recettore cerebrale CB2, si può ottenere un miglioramento nel flusso sanguigno: l’attivazione del recettore CB2 tramite CBD ha migliorato l’attività cellulare e ridotto i danni neuronali associati alla demenza vascolare.

Demenza con corpi Lewy

La demenza con corpi Lewy è una malattia associata a depositi proteici anomali nel cervello.

Questi depositi di Alfa-Sinucleina, chiamati corpi di Lewy, incidono sulle reazioni chimiche del cervello, i cui cambiamenti possono condurre a problematiche del pensiero, del sonno, del movimento, del comportamento e dell’umore. Diversamente dai farmaci per il trattamento di ansia, dolore e comportamento, il CBD non inibisce l’acetilcolina, il principale neurotrasmettitore che viene attaccato da questa malattia.

Studi specifici hanno condotto alla conclusione che il CBD è una sostanza altamente antinfiammatoria, importante nella riduzione di sintomi motori quali tremori, rigidità e bradicinesia, oltre ad aiutare a mantenere un equilibrato ritmo circadiano.

Morbo di Parkinson

Il Parkinson è una malattia cronica neurodegenerativa che principalmente colpisce gli individui di mezza età e gli anziani. Essa è collegata alla riduzione della produzione di dopamina ed è caratterizzata da tremori, rigidità muscolare e movimenti lenti e scoordinati.

Scompensi a livello digestivo favoriscono la progressione del Parkinson e l’aggravarsi dei sintomi.

Cannabinoidi come il CBD hanno mostrato di funzionare come neuroprotettivi, antiossidanti e antinfiammatori, funzioni fondamentali per gestire questa malattia. 

Demenza frontotemporale – Morbo di Pick

La degenerazione dell’area frontotemporale del cervello si riferisce a un gruppo di patologie causate da una progressiva perdita di neuroni nei lobi frontali o addirittura della perdita della regione dei lobi temporali, aree che controllano la personalità ed il linguaggio, conducendo l’individuo a depressione e psicosi.

Diversamente da molti psicofarmaci, il CBD non annovera tra i suoi effetti collaterali la morte e tra i benefici che apporta a chi è affetto da questa patologia possiamo riferire miglioramento della capacità di linguaggio, di scrittura e di lettura coerente; miglioramento nei rapporti interpersonali, con miglioramento nella percezione dei sentimenti positivi, riduzione degli episodi di mal di testa.

Malattia di Huntington

Anche detta Còrea di Huntington, è una malattia ereditaria che comporta la morte delle cellule cerebrali. I primi sintomi sono difficilmente interpretabili in quanto comportano lievi disordini mentali e nell’umore. Un generale scoordinamento e un’andatura instabile sono conseguenze frequenti. Ricerche risalenti al 2016 hanno mostrato che la capacità antiossidante e antinfiammatoria del CBD è tollerabile a qualsiasi età ed anche ad alte dosi, dando così modo di gestire i sintomi della malattia.

Rischi ed effetti collaterali

L’Organizzazione Mondiale per la Salute ha stabilito che il CBD non crea problemi alla salute pubblica, non crea dipendenza o assuefazione, diversamente da molti altri farmaci tradizionali. Gli effetti negativi che è possibile riscontrare riguardano potenzialemente diarrea, gonfiore addominale, sonnolenza. Circa il 3% dei candidati allo studio del CBD ha riportato scompensi epatici. In alcuni casi di demenza, i pazienti hanno riportato un aumento di tremori associati ad alte dosi di CBD. E’ per questo che, all’inizio del trattamento, si raccomanda di monitorare gli effetti in maniera ravvicinata.

Modo d’uso del CBD

Grazie alle nuove normative in merito in molti paesi nel mondo, il CBD è facilmente reperibile sia sul territorio, presso i numerosi Grow Shop, che sul web. I limiti imposti dalla legge riguardano la percentuale di THC contenuta: per ogni prodotto a base di CBD, il limite previsto dalla legge deve essere pari o inferiore allo 0,6%.

Possiamo trovare un’ampia gamma di prodotti a base di CBD, per ogni esigenza e per ogni preferenza: possiamo trovare il più famoso olio, per coloro che preferiscono mescolarlo agli alimenti o assumerlo con gocce sublinguali per un effetto pressoché immediato; in pillole o capsule molli, come integratori, da mandare giù con un sorso d’acqua; inalabili, quindi come e-liquid, da assumere attraverso vaporizzatori, o infiorescenze, da fumare come il tabacco; cerotti, proprio come quelli anticoncezionali o alla nicotina, rilasciano il principio attivo sotto la pelle, per chi non riesce a mantenere gli appuntamenti fissi. 

Gli effetti compaiono dopo circa 30/90 minuti per durare circa 4 ore o poco più.

Dosaggio

A causa della carenza di informazioni per i casi specifici di demenza senile, stabilire un dosaggio ideale è complesso. Ciò che è certo è che il paziente affetto da demenza ha bisogno di indicazioni specifiche da parte del suo medico che meglio di chiunque altro saprà consigliare la dose migliore in base alla sua situazione farmacologica, alla forma fisica e alla sua capacità di reazione. Iniziando da una dose leggera, si potrà aumentare con il passare dei giorni, fino ad ottenere il risultato sperato.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *