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E’ legale il CBD in Italia? E’ possibile acquistare CBD in Italia?

Ma soprattutto, è legale? Vediamo di seguito cosa dice la Legge Italiana a proposito dei derivati della Canapa.

In Italia, il mercato della Cannabis Light è il settore in più rapida espansione dell’ultimo periodo: sebbene questa sostanza sia da sempre considerata controversa a causa dei suoi effetti sulla psiche e quindi illegale, le più recenti scoperte dimostrano essere giunto il momento che la politica cambi atteggiamento nei confronti di questa sostanza.

Le nuove normative

In effetti, una vera rivoluzione è in atto, seppure a piccoli e lenti passi: la legge n. 242 del 2 Dicembre 2016, entrata in vigore nel Gennaio 2017, consente il commercio della Cannabis Light, una variante di Cannabis depotenziata, la cui concentrazione di THC, la sostanza a cui si devono gli effetti psicotropi tipici e che determina l’illegalità dell’intera pianta, deve essere inferiore al 2%, ma che contiene Cannabidiolo, una sostanza che recentemente ha acquisito fama per i suoi effetti positivi sulla nostra salute.

Nel corso di questi anni, il settore della Cannabis Light è cresciuto in maniera incredibile. Si stima che, complessivamente, il fatturato del solo 2018 si aggiri intorno ai 40 Milioni di Euro con circa 2000 grow shop sparsi su tutto il territorio italiano.

Gli effetti benefici sul nostro organismo 

Ogni giorno vengono sviluppate nuove teorie e nuovi studi circa gli effetti del Cannabidiolo, o CBD. I risultati più eclatanti si sono verificati nel trattamento di alcune tipologie di patologie pediatriche di epilessia farmaco resistente: ebbene, la somministrazione di questo prodotto ha, in alcuni casi, ridotto gli episodi epilettici nei piccoli pazienti, in altri casi li ha debellati del tutto. Dati gli effetti collaterali irrilevanti (quali sonnolenza, secchezza delle fauci, eventuale interazione con altri farmaci), decidere di testare questa sostanza su altre patologie sembra l’idea giusta.

Infatti, il Cannabidiolo si è dimostrato efficace nel ritardare la progressione del cancro al seno, inducendo le cellule cancerose, in alcuni casi, ad autodistruggersi, inoltre è ormai una consolidata cura parallela nei trattamenti oncologici, grazie ai suoi effetti antiemetici, antidolorifici e nella stimolazione dell’appetito. Proprio come antidolorifico, risulta essere un valido alleato nel trattamento dei dolori causati dalla Sclerosi Multipla e dell’HIV; riguardo il Parkinson e la Sindrome di Tourette, i pazienti hanno notato una forte riduzione degli spasmi tipici.

Inoltre, è un pensiero comune il voler trovare un’alternativa naturale a qualsiasi trattamento o prodotto chimico per la cura dei nostri malesseri. Infatti, su internet o nei Grow Shop possiamo trovare un’incredibile varietà di prodotti a base di CBD: dall’olio ai cristalli, semi, tisane, gomme da masticare, balsami, creme corpo, liquidi per svapo, bevande e birre.

Gli effetti benefici sulla nostra società 

La politica italiana si dimostra tutt’oggi riluttante circa lo scottante tema della Cannabis. Ma da decenni ormai, ci si batte affinchè questa sostanza, seppure attraverso una ben delineata normativa, venga legalizzata. Ci sono svariati motivi che portano a considerare come benefica la legalizzazione della Marijuana in Italia, come ad esempio, la lotta alle mafie. Queste organizzazioni criminali detengono da sempre il monopolio del traffico dei narcotici nel nostro paese e nel resto del mondo.

Rendere la Cannabis legale abbatterebbe considerevolmente il volume di affari criminali, depenalizzando la detenzione e il consumo per scopi ricreativi nonché la coltivazione propria. Conseguentemente, si ridurrebbe l’impegno della Magistratura e delle Forze dell’Ordine sul campo che, stando alle leggi in vigore, devono esaminare e giudicare OGNI SINGOLO caso, e si snellirebbe l’ostica situazione del sovraffolamento carcerario.

Cosa dice la Legge Italiana

Si stima infatti che, a seguito della legge Fini-Giovanardi, il 40% dei detenuti italiani stanno scontando una pena carceraria per reati riconducibili alla Cannabis. Volendo specificare, la Legge Fini-Giovanardi del 2006 è una normativa che ha inasprito il preesistente testo unico sulle norme in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope del 1990, ed equiparando le droghe di ogni natura (quindi la Cannabis alla stregua di cocaina ed eroina), si applica attraverso sanzioni pecuniarie, sospensione di passaporto e patente di guida e detenzione.

Solo nel Febbraio 2014, la Corte Costituzionale si è pronunciata dichiarando l’illegittimità della legge Fini-Giovanardi e rimuovendo ogni modifica al Testo Unico. Dato questo piccolo spiraglio di apertura mentale dimostrato dalla politica italiana, si ottiene il riconoscimento della già citata legge 242 del 2016: attraverso questa legge si considera legale il possesso ad uso personale, sebbene vada giudicato ogni singolo caso rispetto alle quantità e al contesto.

Inoltre, cosa ancora più importante, viene considerata legale la coltivazione di varietà che contengano una concentrazione di THC inferiore al 2%, seppure sia tollerato fino al 6%, in quanto condizioni climatiche e metodi di lavorazione a temperature elevate possono variarne la concentrazione,  Questo è il punto di svolta che da il via libera alla produzione e al commercio della Cannabis Light, uno dei mercati più fiorenti che spicca in questo ventennio buio che, dal punto di vista economico, ha visto un paese in ginocchio.

La Falla nel sistema

Tuttavia, rischiamo il ritorno al Proibizionismo: con una sentenza del Maggio 2019, si considera la Cannabis Sativa illegale, comprese infiorescenze, foglie, gemme e le sue componenti tutte, in quanto non iscritta al Catalogo Comune delle Piante Agricole. Ai sensi dell’art. 17 della Direttiva 2002/53/CE, si considera reato la cessione e commercializzazione di prodotti derivati dalla Sativa a meno che si possa provare l’inefficacia drogante. Questa falla nel sistema giudiziario italiano causa un grande tumulto nel settore oltre che una contraddizione: infatti non si può commercializzare un prodotto derivato dalla Cannabis Sativa a meno che non si provi che la capacità di agire sulla psiche non sia assente, ma ciò è applicabile solo sulle coltivazioni.

Per cui i coltivatori sono stati presi in esame a tappeto: le Forze dell’Ordine che, a seguito di verifiche opportune, rilevano tassi di THC superiori ai limiti di legge, hanno ordine di distruggere l’intera piantagione.

Questa continua contraddittorietà delle norme sul tema rischiano di far crollare un mercato fiorente che potrebbe cooperare nel risanamento di una precaria economia attraverso l’impiego di una pianta tanto resistente quanto a basso costo.

Perchè lo Stato tollera il consumo di sostanze come alcool e tabacco che sono comprovatamente dannose per la salute e continua a demonizzare una pianta millenaria che gode di proprietà mediche e di molteplici potenziali applicazioni?

Confidiamo nella ricerca scientifica che possa ben presto dimostrare con la maggiore quantità di dati e informazioni sulla validità della Cannabis, della Marijuana e del Cannabidiolo insieme.

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